Vite
Mito
Ampelo era un adolescente molto più bello e prestante di Dioniso stesso. I due erano innamorati e Dioniso era gelosissimo del “suo” giovinetto. Un giorno Dioniso fu stravolto da un terribile incubo, che lo inquietò profondamente poiché il dio ne ricollegò il significato e le immagini al giovane Ampelo. Sognò infatti un drago cornuto che poteva volare, successivamente il mostro rovesciò un capriolo su un altare di pietra e lo infilzò con le proprie corna, lasciandolo lì con tutto il sangue che colava giù dal suo corpo. Dioniso era molto terrorizzato dall’incubo e avvertì il ragazzo di stare distante dalle cosiddette “corna del Drago”. Un giorno Ampelo, mentre camminava da solo, incontrò un toro fra le rocce e si mise ad accarezzarlo; decise allora di cavalcarlo e creare una frusta di rami intrecciando erbe selvatiche. L’animale, impazzito, si accanì sul corpo del ragazzo incornandolo e uccidendolo. Dioniso nel mentre era in cerca del suo amore, lo trovò, ma si accorse di tutto quando ormai era troppo tardi. Dal sangue del giovinetto nacque la prima uva: Dioniso ne staccò i grappoli, li spremette con dolcezza tra le mani con un gesto che sembrava conoscere da sempre, si guardò le dita macchiate di rosso e ricordò quel colore rosato sul volto di Ampelo. Da quel giorno Dioniso divenne il dio della vite e del vino